La ginnastica posturale ha lo scopo di sensibilizzare e tonificare la muscolatura dell'intero apparato muscolare del corpo,
con l'obiettivo di mantenere tutti i segmenti scheletrici ben allineati
in modo da evitare atteggiamenti asimmetrici (dismorfismi) che a lungo
andare porterebbero a un cattivo funzionamento degli organi vitali.
In pratica la ginnastica posturale è l'insieme di tutti gli esercizi di ginnastica per prevenire e curare posture del corpo non naturali e sbagliate.
La
gente per il tipo di vita che fa oggi, sia nei momenti spensierati che
in quelli professionali, è soggetta a sofferenze di carattere fisico,
dismorfismi, cioè quando una persona fa attività asimmetrica, quando si
atteggia in posizione di relax in maniera contorta, assumendo posizioni
non naturali che nel tempo possono portare a delle conseguenze croniche
producendo, a volte, il mal funzionamento di organi vitali.
Quindi
la vita che facciamo, spesso, ci impone di assumere posizioni scomode e
non naturali che causano questi pericoli e che portano alla disarmonia
negli allineamenti dei vari segmenti scheletrici che compongono il
corpo. A lungo andare questi potrebbero portare, appunto, al mal
funzionamento di alcuni organi vitali come la respirazione e alla
sofferenza cardiaca qualora si arrivasse all'eccessiva compressione
della parte toracica del cuore.
Come sopperire a questi rischi
che portano a disallineamenti dei segmenti scheletrici dell'apparato
corporeo? In poche parole, cosa fare e che esercizi eseguire per
sopperire ai problemi fisici
causati dall'assumere posizioni sbaglate? come ad esempio stare seduti
davanti al computer in ufficio o a casa per ore, oppure seduti sul
divano sdraiati davanti la televisione, nei banchi scolastici o ancora
in macchina per ore in mezzo al traffico?
La ginnastica posturale risponde a tutte queste domande con una serie di esercizi che si possono fare. La ginnastica posturale,
in definitiva, è una metodologia d'allenamento estremamente semplice,
che si identifica con gli esercizi base della ginnastica, se eseguita in
maniera specifica per migliorare la postura del corpo.
lunedì 30 settembre 2013
mercoledì 4 settembre 2013
L'OSTEOPATIA
In Osteopatia non esistono protocolli di trattamento, ovvero non si utilizzano le stesse tecniche per più persone.
Ogni paziente rappresenta una realtà unica a se’ stessa e viene conseguentemente valutato e trattato in modo assolutamente personalizzato per garantire la massima efficacia per ogni singola terapia.
Le tecniche osteopatiche,esclusivamente manuali, non sono ne’ dolorose ne’ violente e permettono un vasto raggio d’azione intervenendo in modo efficace a livello osteo-articolare, viscerale e neurologico per ristabilire l’equilibrio alterato.
L’Osteopatia non presenta particolari controindicazioni e si adatta pertanto anche a neonati ed anziani.
E’ bene ricordare che i trattamenti Osteopatici possono essere utili anche in fase di prevenzione, per favorire il mantenimento dell’omeostasi e scongiurare le cosiddette ricadute.
Di seguito sono riportate alcune patologie più comuni che possono essere trattate in modo efficace con l’Osteopatia.
Sistema muscolo-scheletrico: Lombalgie, Cervicalgie, Dorsalgie, Colpo di frusta, Pubalgie, Epicondiliti, Tunnel carpale, Metatarsalgie.
Cranio ed ORL: Cefalee, Emicranie, Disturbi occlusali, Dolore agli occhi, Sinusiri, Riniti, Otiti, Ronzii
Sistema Viscerale: Acidità gastrica, Reflusso gastro-esofageo, Turbe digestive, Meteorismo, Diarrea, Colite spastica, Stipsi.
Sistema neurologico: Lombosciatalgie, Cruralgie, Nevralgie cervico-facciali, Nevralgie facciali, Neuropatie periferiche.
Sistema neurovegetativo: Stress, Stati ansiosi e depressivi, Irritabilità, Turbe del sonno, Senso di oppressione.
Sistema gineco-urinario: Incontinenza, Cistiti, Turbe della menopausa, Dolori al basso ventre, Dolori durante i rapporti.
Ogni paziente rappresenta una realtà unica a se’ stessa e viene conseguentemente valutato e trattato in modo assolutamente personalizzato per garantire la massima efficacia per ogni singola terapia.
Le tecniche osteopatiche,esclusivamente manuali, non sono ne’ dolorose ne’ violente e permettono un vasto raggio d’azione intervenendo in modo efficace a livello osteo-articolare, viscerale e neurologico per ristabilire l’equilibrio alterato.
L’Osteopatia non presenta particolari controindicazioni e si adatta pertanto anche a neonati ed anziani.
E’ bene ricordare che i trattamenti Osteopatici possono essere utili anche in fase di prevenzione, per favorire il mantenimento dell’omeostasi e scongiurare le cosiddette ricadute.
Di seguito sono riportate alcune patologie più comuni che possono essere trattate in modo efficace con l’Osteopatia.
Sistema muscolo-scheletrico: Lombalgie, Cervicalgie, Dorsalgie, Colpo di frusta, Pubalgie, Epicondiliti, Tunnel carpale, Metatarsalgie.
Cranio ed ORL: Cefalee, Emicranie, Disturbi occlusali, Dolore agli occhi, Sinusiri, Riniti, Otiti, Ronzii
Sistema Viscerale: Acidità gastrica, Reflusso gastro-esofageo, Turbe digestive, Meteorismo, Diarrea, Colite spastica, Stipsi.
Sistema neurologico: Lombosciatalgie, Cruralgie, Nevralgie cervico-facciali, Nevralgie facciali, Neuropatie periferiche.
Sistema neurovegetativo: Stress, Stati ansiosi e depressivi, Irritabilità, Turbe del sonno, Senso di oppressione.
Sistema gineco-urinario: Incontinenza, Cistiti, Turbe della menopausa, Dolori al basso ventre, Dolori durante i rapporti.
L'OSTEOPATIA
In Osteopatia non esistono protocolli di trattamento, ovvero non si utilizzano le stesse tecniche per più persone.
Ogni paziente rappresenta una realtà unica a se’ stessa e viene conseguentemente valutato e trattato in modo assolutamente personalizzato per garantire la massima efficacia per ogni singola terapia.
Le tecniche osteopatiche,esclusivamente manuali, non sono ne’ dolorose ne’ violente e permettono un vasto raggio d’azione intervenendo in modo efficace a livello osteo-articolare, viscerale e neurologico per ristabilire l’equilibrio alterato.
L’Osteopatia non presenta particolari controindicazioni e si adatta pertanto anche a neonati ed anziani.
E’ bene ricordare che i trattamenti Osteopatici possono essere utili anche in fase di prevenzione, per favorire il mantenimento dell’omeostasi e scongiurare le cosiddette ricadute.
Di seguito sono riportate alcune patologie più comuni che possono essere trattate in modo efficace con l’Osteopatia.
Sistema muscolo-scheletrico: Lombalgie, Cervicalgie, Dorsalgie, Colpo di frusta, Pubalgie, Epicondiliti, Tunnel carpale, Metatarsalgie.
Cranio ed ORL: Cefalee, Emicranie, Disturbi occlusali, Dolore agli occhi, Sinusiri, Riniti, Otiti, Ronzii
Sistema Viscerale: Acidità gastrica, Reflusso gastro-esofageo, Turbe digestive, Meteorismo, Diarrea, Colite spastica, Stipsi.
Sistema neurologico: Lombosciatalgie, Cruralgie, Nevralgie cervico-facciali, Nevralgie facciali, Neuropatie periferiche.
Sistema neurovegetativo: Stress, Stati ansiosi e depressivi, Irritabilità, Turbe del sonno, Senso di oppressione.
Sistema gineco-urinario: Incontinenza, Cistiti, Turbe della menopausa, Dolori al basso ventre, Dolori durante i rapporti.
Ogni paziente rappresenta una realtà unica a se’ stessa e viene conseguentemente valutato e trattato in modo assolutamente personalizzato per garantire la massima efficacia per ogni singola terapia.
Le tecniche osteopatiche,esclusivamente manuali, non sono ne’ dolorose ne’ violente e permettono un vasto raggio d’azione intervenendo in modo efficace a livello osteo-articolare, viscerale e neurologico per ristabilire l’equilibrio alterato.
L’Osteopatia non presenta particolari controindicazioni e si adatta pertanto anche a neonati ed anziani.
E’ bene ricordare che i trattamenti Osteopatici possono essere utili anche in fase di prevenzione, per favorire il mantenimento dell’omeostasi e scongiurare le cosiddette ricadute.
Di seguito sono riportate alcune patologie più comuni che possono essere trattate in modo efficace con l’Osteopatia.
Sistema muscolo-scheletrico: Lombalgie, Cervicalgie, Dorsalgie, Colpo di frusta, Pubalgie, Epicondiliti, Tunnel carpale, Metatarsalgie.
Cranio ed ORL: Cefalee, Emicranie, Disturbi occlusali, Dolore agli occhi, Sinusiri, Riniti, Otiti, Ronzii
Sistema Viscerale: Acidità gastrica, Reflusso gastro-esofageo, Turbe digestive, Meteorismo, Diarrea, Colite spastica, Stipsi.
Sistema neurologico: Lombosciatalgie, Cruralgie, Nevralgie cervico-facciali, Nevralgie facciali, Neuropatie periferiche.
Sistema neurovegetativo: Stress, Stati ansiosi e depressivi, Irritabilità, Turbe del sonno, Senso di oppressione.
Sistema gineco-urinario: Incontinenza, Cistiti, Turbe della menopausa, Dolori al basso ventre, Dolori durante i rapporti.
mercoledì 28 agosto 2013
MAL DI SCHIENA ,CHE TORMENTO!
Mal di schiena,
che tormento
L'osteopata affronta i dolori alla schiena come uno squilibrio di forze muscolari, attraverso un lavoro manuale affidato prevalentemente al tatto
Un massaggio è fondamentale per restiture sollievo a una schiena dolorante
Un'importanza tutta particolare hanno assunto in questi ultimi tempi, nel trattamento del mal di schiena comune, la lombalgia l'osteopata e il chiropratico, che affrontano il problema come uno squilibrio di forze e tensioni muscolari, attraverso un lavoro manuale affidato prevalentemente al tatto, sia per la valutazione che per il trattamento di problemi meccanici che possono coinvolgere ogni parte del corpo. A sussidio dell'osteopata sta esclusivamente un lettino comune da ambulatorio, dopodiché entra in gioco la sensibilità del professionista, che non si sofferma necessariamente sulle parti dolenti del paziente, ma quelle che sono causa del dolore, dopo aver verificato eventualmente radiografia, ecografia, Tac, risonanza magnetica, per ricercare possibili controindicazioni al trattamento. Le tecniche usate dall'osteopata non sono dolorose o invasive.
Il risultato, se non si sono determinati danni cronici irreversibili, è spesso immediato. Il trattamento osteopatico prevede quasi sempre anche una serie di esercizi relativi alla postura, che attengono alla vita quotidiana e dei quali si è detto in sede di illustrazione delle tecniche relative alla prevenzione della lombalgia
che tormento
L'osteopata affronta i dolori alla schiena come uno squilibrio di forze muscolari, attraverso un lavoro manuale affidato prevalentemente al tatto
Un massaggio è fondamentale per restiture sollievo a una schiena dolorante
Un'importanza tutta particolare hanno assunto in questi ultimi tempi, nel trattamento del mal di schiena comune, la lombalgia l'osteopata e il chiropratico, che affrontano il problema come uno squilibrio di forze e tensioni muscolari, attraverso un lavoro manuale affidato prevalentemente al tatto, sia per la valutazione che per il trattamento di problemi meccanici che possono coinvolgere ogni parte del corpo. A sussidio dell'osteopata sta esclusivamente un lettino comune da ambulatorio, dopodiché entra in gioco la sensibilità del professionista, che non si sofferma necessariamente sulle parti dolenti del paziente, ma quelle che sono causa del dolore, dopo aver verificato eventualmente radiografia, ecografia, Tac, risonanza magnetica, per ricercare possibili controindicazioni al trattamento. Le tecniche usate dall'osteopata non sono dolorose o invasive.
Il risultato, se non si sono determinati danni cronici irreversibili, è spesso immediato. Il trattamento osteopatico prevede quasi sempre anche una serie di esercizi relativi alla postura, che attengono alla vita quotidiana e dei quali si è detto in sede di illustrazione delle tecniche relative alla prevenzione della lombalgia
giovedì 8 agosto 2013
L'influsso negativo del latte e dei latticini sul diabete
L'influsso negativo del latte e dei latticini sul diabete
Due recenti studi confermano che il latte (ed i formaggi e tutti i prodotti a base di latte) peggiorano decisamente la resistenza all'insulina responsabile del diabete di tipo 2.
Da tempo si leggevano in varie riviste scientifiche le ipotesi riguardanti la responsabilità dei latticini in relazione al diabete, sia di tipo 1 che di tipo 2, senza che peraltro si potesse arrivare ad una conclusione sicura. Due recenti approfondimenti sembrano ora aver eliminato le incertezze, attribuendo un sicuro influsso dannoso a questi alimenti, almeno per quanto riguarda la resistenza all'insulina e quindi il diabete di tipo 2.
Nel febbraio di quest'anno il periodico "American Journal of Epidemiology" ha riferito i risultati di uno studio in tal senso, e questi risultati sono stati confermati da un'altro studio recente, pubblicato nel numero di marzo dell'"European Journal of Clinical Nutrition" (2005 Mar; 59(3): 393-8), in cui sono riferiti i risultati della sperimentazione effettuata presso il Dipartimento dell'alimentazione umana e Centro per gli studi sui cibi della Reale Università veterinaria e perl'agricoltura di Frederiksberg, Danimarca (paese in cui vi è notoriamente un grande consumo di latte) .
In questo studio, dei bambini di 8 anni (è impressionante che al giorno d'oggi si parli di resistenza all'insulina già in bambini di 8 anni!) sono stati divisi in tre gruppi: al gruppo di controllo non è stata data nè carne nè latte, al secondo gruppo sono stati dati 53 grammi al giorno di proteine della carne, ed al terzo gruppo 53 grammi di proteine del latte. Alla fine dello studio i valori che denotano la resistenza all'insulina nel terzo gruppo, al quale erano state date le proteine del latte, erano raddoppiati, mentre negli altri due gruppi erano rimasti invariati.
Vi è da osservare, a tale proposito, che lo studio attribuisce la responsabilità in particolare alle proteine del latte. Sarebbe quindi inutile cercare di evitare il pericolo usando prodotti a base di latte magro o con un minore contenuto di lattosio (zucchero del latte). Per chi è a rischio o è già ammalato di diabete 2 sembrerebbe pertanto preferibile rinunciare ai latticini (in prima linea ai gelati, creme e yogurt dolci!) e, se proprio non ci si riesce, prendere almeno prodotti a base di latte di capra o pecora, (nei quali le proteine hanno caratteristiche diverse rispetto a quelle del latte di mucca) e non prenderne grandi quantità. L'osservazione che mi viene infatti subito in mente leggendo i risultati di questo sutdio è che ai bambini è stata data in effetti una quantità elevatissima di proteine del latte (53 gr.al giorno, corrispondenti in un adulto ad una quantità di circa 100 grammi); un normale vasetto di yogurt o un bicchiere di latte hanno non più di 5 gr. di proteine. Bisogna invece fare attenzione con i formaggi, con i quali è più facile arrivare senza accorgersene ad assumere 50-100 gr. di proteine.
E' tuttavia interessante osservare anche che secondo certi, responsabile dell'effetto negativo del latte sul diabete ed in genere sulla salute, sarebbe la pastorizzazione (o, ancora peggio, il trattamento UHT) alla quale è necessariamente sottoposto il latte; la pastorizzazione porterebbe infatti ad una deformazione dannosa della struttura delle proteine del latte, diversa rispetto a quella delle proteine della carne. Peccato, aggiungo, che nello studio non sia stato accertato l'effetto di proteine di latte crudo (non pastorizzato nè sottoposto ad altri trattamenti). Si sarebbe trattato comunque di un approfondimento privo di utilità pratica, poichè le attuali condizioni igieniche di produzione e trasporto del latte non consentirebbero certo di assumere latte crudo, che presenterebbe un grave rischio di contaminazioni batteriche; a meno che non provenga da allevamenti sottoposti a ripetuti rigorosissimi controlli e quindi autorizzati a vendere latte crudo (come avviene ad es. in Germania dove, in certi negozi si trova il latte crudo rigorosamente controllato, ad un prezzo triplo rispetto a quello del latte normale), o a meno che non si abbia una capretta nel proprio giardino, delle cui condizioni di salute ed igieniche si possa essere sicuri!
Due recenti studi confermano che il latte (ed i formaggi e tutti i prodotti a base di latte) peggiorano decisamente la resistenza all'insulina responsabile del diabete di tipo 2.
Da tempo si leggevano in varie riviste scientifiche le ipotesi riguardanti la responsabilità dei latticini in relazione al diabete, sia di tipo 1 che di tipo 2, senza che peraltro si potesse arrivare ad una conclusione sicura. Due recenti approfondimenti sembrano ora aver eliminato le incertezze, attribuendo un sicuro influsso dannoso a questi alimenti, almeno per quanto riguarda la resistenza all'insulina e quindi il diabete di tipo 2.
Nel febbraio di quest'anno il periodico "American Journal of Epidemiology" ha riferito i risultati di uno studio in tal senso, e questi risultati sono stati confermati da un'altro studio recente, pubblicato nel numero di marzo dell'"European Journal of Clinical Nutrition" (2005 Mar; 59(3): 393-8), in cui sono riferiti i risultati della sperimentazione effettuata presso il Dipartimento dell'alimentazione umana e Centro per gli studi sui cibi della Reale Università veterinaria e perl'agricoltura di Frederiksberg, Danimarca (paese in cui vi è notoriamente un grande consumo di latte) .
In questo studio, dei bambini di 8 anni (è impressionante che al giorno d'oggi si parli di resistenza all'insulina già in bambini di 8 anni!) sono stati divisi in tre gruppi: al gruppo di controllo non è stata data nè carne nè latte, al secondo gruppo sono stati dati 53 grammi al giorno di proteine della carne, ed al terzo gruppo 53 grammi di proteine del latte. Alla fine dello studio i valori che denotano la resistenza all'insulina nel terzo gruppo, al quale erano state date le proteine del latte, erano raddoppiati, mentre negli altri due gruppi erano rimasti invariati.
Vi è da osservare, a tale proposito, che lo studio attribuisce la responsabilità in particolare alle proteine del latte. Sarebbe quindi inutile cercare di evitare il pericolo usando prodotti a base di latte magro o con un minore contenuto di lattosio (zucchero del latte). Per chi è a rischio o è già ammalato di diabete 2 sembrerebbe pertanto preferibile rinunciare ai latticini (in prima linea ai gelati, creme e yogurt dolci!) e, se proprio non ci si riesce, prendere almeno prodotti a base di latte di capra o pecora, (nei quali le proteine hanno caratteristiche diverse rispetto a quelle del latte di mucca) e non prenderne grandi quantità. L'osservazione che mi viene infatti subito in mente leggendo i risultati di questo sutdio è che ai bambini è stata data in effetti una quantità elevatissima di proteine del latte (53 gr.al giorno, corrispondenti in un adulto ad una quantità di circa 100 grammi); un normale vasetto di yogurt o un bicchiere di latte hanno non più di 5 gr. di proteine. Bisogna invece fare attenzione con i formaggi, con i quali è più facile arrivare senza accorgersene ad assumere 50-100 gr. di proteine.
E' tuttavia interessante osservare anche che secondo certi, responsabile dell'effetto negativo del latte sul diabete ed in genere sulla salute, sarebbe la pastorizzazione (o, ancora peggio, il trattamento UHT) alla quale è necessariamente sottoposto il latte; la pastorizzazione porterebbe infatti ad una deformazione dannosa della struttura delle proteine del latte, diversa rispetto a quella delle proteine della carne. Peccato, aggiungo, che nello studio non sia stato accertato l'effetto di proteine di latte crudo (non pastorizzato nè sottoposto ad altri trattamenti). Si sarebbe trattato comunque di un approfondimento privo di utilità pratica, poichè le attuali condizioni igieniche di produzione e trasporto del latte non consentirebbero certo di assumere latte crudo, che presenterebbe un grave rischio di contaminazioni batteriche; a meno che non provenga da allevamenti sottoposti a ripetuti rigorosissimi controlli e quindi autorizzati a vendere latte crudo (come avviene ad es. in Germania dove, in certi negozi si trova il latte crudo rigorosamente controllato, ad un prezzo triplo rispetto a quello del latte normale), o a meno che non si abbia una capretta nel proprio giardino, delle cui condizioni di salute ed igieniche si possa essere sicuri!
domenica 28 luglio 2013
effetti della coca cola
Vi
siete mai meravigliati del fatto che dopo aver bevuto la Coca-Cola vi
viene da sorridere? il motivo è che… vi sballa! Hanno tolto la cocaina
dalla bevanda quasi un secolo fa. Sapete perché? Era ridondante.
- Nei primi 10 minuti: 10 cucchiaini di zucchero colpiscono il tuo organismo (100% della razione giornaliera raccomandata). La reazione immediata a questa dolcezza così eccessiva sarebbe il vomito ma ciò è impedito dal fatto che l’acido fosforico diminuisce il sapore permettendoti di mantenere la bibita nello stomaco
- 20 minuti: la tua glicemia schizza in alto causando un massiccio rilascio di insulina. Il tuo fegato risponde trasformando tutto lo zucchero che può “catturare” in glicogeno (zuccheri di riserva per il corpo) e grasso.
- 40 minuti: la caffeina è stata assorbita completamente. Le pupille si dilatano, la pressione del sangue aumenta e come risposta il tuo fegato rilascia altro zucchero nel sistema circolatorio. I recettori cerebrali dell’adenosina si bloccano per prevenire la sonnolenza.
- 45 minuti: il corpo aumenta la produzione di dopamina stimolando il centro del piacere del cervello. E’ lo stesso meccanismo di azione della cocaina…..
- >60 minuti: l’acido fosforico lega il calcio, il magnesio e lo zinco nell’intestino, causando un ulteriore spinta al metabolismo. Inoltre le alte dosi di zucchero e la dolcezza artificiale aumentano l’escrezione urinaria di calcio.
- >60 minuti: le proprietà diuretiche della caffeina entrano in gioco. E’ ora assicurato che con le urine verranno eliminati il calcio, il magnesio e lo zinco che erano in realtà destinati alle ossa, oltre al sodio, a vari elettroliti e all’acqua.
- >60 minuti: dopo l’eccitazione iniziale si avrà un crollo della glicemia. Potresti diventare irritabile e/o apatico. Avrai anche eliminato con le urine tutta l’acqua presente nella bibita, ma non prima di averla infusa con preziosi nutrienti che il tuo corpo avrebbe potuto usare per scopi fondamentali: idratare i tessuti, rafforzare le ossa e i denti.
distrutta dalla dieta dukan!!!!
La storia di una donna milanese:" Io distrutta dalla dieta Dukan"
Una biotecnologa di 30 anni racconta le conseguenze devastanti di un regime alimentare privo di olio e carboidrati
Niente carboidrati né olio per cinque mesi e la sua vita adesso è distrutta: la storia di una donna milanese fa riflettere sull’assurdità di alcuni regimi alimentari, rispettati con la speranza di esaudire il sogno di godere di una sedicente perfezione fisica.
C. P., una biotecnologa di trent’anni, ha raccontato all'Adnkronos Salute come una stanchezza che le impediva di camminare, una voglia compulsiva di mangiare pane e pasta seguita da sensi di colpa angoscianti e l’assenza del ciclo mestruale per più di un anno abbiano trasformato in incubo la sua esistenza: "Non capivo perche' ero cosi' stanca, eppure mangiavo e anche tanto, ma solo proteine e poco altro, come previsto dalla dieta. Finchè sono arrivata al quinto mese e non riuscivo neanche più ad alzarmi dal divano. Avevo perso 10/11 Kg, oggi non solo ho recuperato quelli, ma ne ho presi 5 in più”.
Volendo perdere qualche chilo di troppo, la donna ha iniziato a seguire una dieta proteica molto 'di moda' descritta in un libro, la ‘Dukan’, perché a differenza di altre "almeno all'inizio, è facile da seguire e permette di mangiare senza restrizioni purchè ‘si peschi’ dall'elenco degli alimenti permessi, tutti proteici”, perdendo peso senza sentire la fame.
Il rovescio della medaglia è arrivato un po' più tardi, quando le energie hanno iniziato a scarseggiare: "Nel primo periodo facevo tanto sport, dallo yoga al nuoto, ma più passava il tempo, più mi mancavano le forze, e poi ho dovuto smettere. Un giorno sì e uno no potevo mangiare verdure, i giorni 'sì' mi sentivo un pochino meglio".
Reintrodotti i carboidrati dopo 5 mesi nel 'periodo di mantenimento', C. P. ricorda: "Non dimenticherò mai la prima pizza che ho mangiato dopo 5 mesi di 'astinenza', sembravo una specie di drogata" e nell’unico giorno alla settimana permesso per dare 'libero sfogo' alle proprie fantasie culinarie “non riuscivo a controllarmi” - racconta – “cercavo di magiare tutto quello a cui avevo rinunciato per mesi. Un meccanismo malsano che si instaura nel cervello”.
Dopo un mese in Asia, C.P. perde completamente il controllo della situazione. "In viaggio avevo ripreso qualche chilo - racconta - cercavo di rimettermi a regime proteico, ma dopo 2 giorni mi veniva una voglia smodata e compulsiva di carboidrati di tutti i tipi. Poi dopo che li avevo mangiati iniziavano dei sensi di colpa incredibili. Il mio fisico non era più abituato a pane e pasta, e bastava sfiorarli per ingrassare di botto, molto piu' di quanto non fosse mai successo prima dell'inizio di questa dieta".
Cominciano così ad emergere problemi anche di altra natura: "Non mi è piu' venuto il ciclo - spiega la ragazza - per piu' di un anno. Il nutrizionista e il ginecologo a cui mi sono rivolta quando sono tornata dall'Asia, hanno dato la colpa al fatto che, non assumendo più olii, al mio corpo mancava la materia prima per 'costruire' gli ormoni". Oggi C. P. pesa 5 chili più di prima della dieta, complice forse anche il fatto che deve assumere ormoni per avere il ciclo mestruale. Vorrebbe perdere questo peso extra, ma ora si dice "terrorizzata all'idea di iniziare un'altra dieta".
C. P., una biotecnologa di trent’anni, ha raccontato all'Adnkronos Salute come una stanchezza che le impediva di camminare, una voglia compulsiva di mangiare pane e pasta seguita da sensi di colpa angoscianti e l’assenza del ciclo mestruale per più di un anno abbiano trasformato in incubo la sua esistenza: "Non capivo perche' ero cosi' stanca, eppure mangiavo e anche tanto, ma solo proteine e poco altro, come previsto dalla dieta. Finchè sono arrivata al quinto mese e non riuscivo neanche più ad alzarmi dal divano. Avevo perso 10/11 Kg, oggi non solo ho recuperato quelli, ma ne ho presi 5 in più”.
Volendo perdere qualche chilo di troppo, la donna ha iniziato a seguire una dieta proteica molto 'di moda' descritta in un libro, la ‘Dukan’, perché a differenza di altre "almeno all'inizio, è facile da seguire e permette di mangiare senza restrizioni purchè ‘si peschi’ dall'elenco degli alimenti permessi, tutti proteici”, perdendo peso senza sentire la fame.
Il rovescio della medaglia è arrivato un po' più tardi, quando le energie hanno iniziato a scarseggiare: "Nel primo periodo facevo tanto sport, dallo yoga al nuoto, ma più passava il tempo, più mi mancavano le forze, e poi ho dovuto smettere. Un giorno sì e uno no potevo mangiare verdure, i giorni 'sì' mi sentivo un pochino meglio".
Reintrodotti i carboidrati dopo 5 mesi nel 'periodo di mantenimento', C. P. ricorda: "Non dimenticherò mai la prima pizza che ho mangiato dopo 5 mesi di 'astinenza', sembravo una specie di drogata" e nell’unico giorno alla settimana permesso per dare 'libero sfogo' alle proprie fantasie culinarie “non riuscivo a controllarmi” - racconta – “cercavo di magiare tutto quello a cui avevo rinunciato per mesi. Un meccanismo malsano che si instaura nel cervello”.
Dopo un mese in Asia, C.P. perde completamente il controllo della situazione. "In viaggio avevo ripreso qualche chilo - racconta - cercavo di rimettermi a regime proteico, ma dopo 2 giorni mi veniva una voglia smodata e compulsiva di carboidrati di tutti i tipi. Poi dopo che li avevo mangiati iniziavano dei sensi di colpa incredibili. Il mio fisico non era più abituato a pane e pasta, e bastava sfiorarli per ingrassare di botto, molto piu' di quanto non fosse mai successo prima dell'inizio di questa dieta".
Cominciano così ad emergere problemi anche di altra natura: "Non mi è piu' venuto il ciclo - spiega la ragazza - per piu' di un anno. Il nutrizionista e il ginecologo a cui mi sono rivolta quando sono tornata dall'Asia, hanno dato la colpa al fatto che, non assumendo più olii, al mio corpo mancava la materia prima per 'costruire' gli ormoni". Oggi C. P. pesa 5 chili più di prima della dieta, complice forse anche il fatto che deve assumere ormoni per avere il ciclo mestruale. Vorrebbe perdere questo peso extra, ma ora si dice "terrorizzata all'idea di iniziare un'altra dieta".
Iscriviti a:
Post (Atom)